USCITA DALL'EURO?

Pubblicato il da @bastacasta

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Brian Marsal, tra tutte le persone, che è direttore esecutivo della fallita Lehman Brothers, ha detto in un’intervista con il Handelsblatt, pubblicata il 24 marzo (1), che la prossima grande crisi è imminente, dato che nessuno dei problemi emersi nel 2008 è stato risolto, non abbiamo imparato nessuna lezione da quel disastro, e le banche stanno facendo adesso esattamente quello che facevano prima.


Un’indicazione di come viene percepita la crisi dell’euro adesso in tutto il mondo si vede dal fatto che per la prima volta, il vicegovernatore della banca centrale della Cina, Zhu Min, ha messo in discussione la stabilità dell’euro; la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ha detto; e la Spagna e l’Italia sono ovviamente motivo di maggiore preoccupazione. Zhu ha sottolineato che il problema strutturale più profondo è il come sarà gestito l’euro: “non vediamo azioni decise che segnalano ai mercati, ‘possiamo risolvere questo problema, possiamo far finire questa crisi’. Pertanto i mercati sono molto imprevedibili”. Dato che la Cina ha una consistente parte delle sue riserve monetarie in euro, e la Cina, nonostante i suoi tassi di crescita relativamente buoni, è seduta su una polveriera, queste preoccupazioni non dovrebbero essere ignorate.

 Il Financial Times del 25 marzo ha pubblicato un articolo dei quattro professori tedeschi, per l’appunto i professori Wilhelm Hankel, Wilhelm Nölling, Karl Albrecht Schnachtschneider, e Joachim Starbatty, che hanno intrapreso una causa legale contro l’introduzione dell’euro nel 1993 e nel 1998, dinnanzi alla Corte Costituzionale Tedesca di Karlsruhe. Sostengono che solo l’abbandono dell’euro da parte della Grecia e la reintroduzione della drachma rappresenterebbero una via d’uscita (2). Hanno inoltre fatto riferimento alla sentenza di Karlsruhe del 1993, che consente alla Germania di rimanere nel sistema dell’euro solamente se l’euro mantiene la stessa stabilità che aveva il marco tedesco in precedenza; e annuncerebbero immediatamente una nuova causa a Karlsruhe, se i governi europei distribuissero aiuti economici alla Grecia, in violazione della “clausola di nessun salvataggio” del Trattato di Maastricht. Contano di avere maggiori possibilità di vincere la causa questa volta, tenuto conto degli enormi problemi dell’euro.

Non solo è stato dimostrato che questi professori, insieme all’autore, avevano ragione nel dire che l’unione monetaria europea non poteva funzionare a causa delle diverse strutture degli stati membri: come previsto, le loro differenze competitive sono ora diventate ancor più marcate. L’argomento che “il processo europeo”, l’euro, e l’integrazione europea avrebbero assicurato la pace in Europa, si è rivelato una finzione. Anziché svilupparsi come un’orchestra che suona composizioni classiche secondo le leggi dell’armonia polifonica, questa Europa è diventata una cacofonia, in cui i pregiudizi, e persino gli insulti, hanno prodotto malcontento e dissonanze.

Deve essere però messa in chiaro una cosa, senza lasciare spazio a incomprensioni: le molteplici accuse contro la Germania, ossia che sta raccogliendo i benefici dell’euro, e che sta ottenendo vantaggi sulle esportazioni alle spese degli altri stati membri – per non parlare delle altre vili accuse – sono ipocrite, e false.

La verità è che la Germania non è responsabile dell’errata costruzione dell’euro, ma ne è piuttosto la vittima. Non è stato Helmut Kohl a voler legare l’euro alla riunificazione della Germania, ma sono stati piuttosto Margaret Thatcher, François Mitterand e George Bush senior, la cui intenzione collettiva era di indebolire l’economia tedesca, costringendo la Germania dentro il corsetto dell’UE e nella NATO – espressamente come “unità e autolimitazione attraverso l’integrazione”. Da allora, la costruzione del mostro di Maastricht ha fatto sì che la Germania emergesse come il grande ufficio paghe dell’UE, e secondo le limitazioni imposte dall’UE, i suoi surplus delle esportazioni sono andati più a vantaggio delle grandi corporazioni orientate verso il libero mercato britannico, mentre al tempo stesso il mercato nazionale tedesco, insieme al potere di acquisto e al tenore di vita del segmento produttivo della nostra popolazione si è ridotto. 

Tutti noi – la Germania, la Grecia, l’Irlanda e via dicendo – siamo vittime di una struttura che è stata creata per servire gli interessi dell’impero dell’oligarchia finanziaria, contro gli interessi della gente. I servi di questo impero, al primo posto la Thatcher, Mitterand e Bush, hanno colto l’opportunità storica del 1989, la caduta del muro, e la riunificazione tedesca, ed hanno trasformato l’UE in un impero regionale, facente parte dell’impero della globalizzazione mondiale.

E cosa ci ha portato questo? La civiltà è sull’orlo di un nuovo Medioevo. Negli ultimi quattro anni, il numero delle persone che patiscono la fame è salito da 800 milioni a 1,2 bilioni. Il dialogo nord-sud, e persino la mera pretesa di trovare una soluzione alla fame nei paesi in via di sviluppo, si sono bloccati di colpo. I traghetti per molte isole greche del Mar Egeo non sono più operanti, mentre nelle città tedesche le piscine pubbliche, le biblioteche e gli asili stanno chiudendo. Sta ricominciando il dibattito sulla privatizzazione del sistema sanitario – era già successo prima, 70 anni fa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una crisi ben oltre l’immaginazione della maggior parte della gente. L’elenco delle istituzioni e delle altre cose che un tempo si davano per scontate e che adesso si stanno disintegrando è interminabile.

Dobbiamo fare un improvviso, drastico cambiamento di rotta. Gli eventi nel periodo a venire metteranno nero su bianco che l’unica possibilità di sopravvivenza della Germania, sarà di riprenderci la sovranità della nostra moneta e della nostra politica economica. E questo vuol dire che dobbiamo uscire dal sistema dell’euro e reintrodurre il Deutschemark. L’economia da casinò dovrà essere tolta di mezzo, e dovrà essere imposto uno standard Glass-Steagall – ossia un sistema bancario di due livelli – e dovremo creare un nuovo sistema di credito a servizio del welfare generale e dell’economia reale, e di niente altro.

In un contesto solo leggermente diverso, un articolo del Chinese People’s Daily chiedeva se deve essere poprio vero che i politici americani credono di dover costringere la Cina ad adottare una politica che danneggia la nazione cinese. Da questo nasce la domanda se l’umanità è affatto governabile. Perché se la Cina e l’America non riuscissero a collaborare, l’umanità diventerebbe in effetti ingovernabile.

E questa è davvero la stessa domanda che noi Europei dobbiamo porci: possiamo liberarci in tempo dalle strutture che sono in conflitto con gli interessi dell’umanità e con gli interessi privati dei nostri cittadini, e quali, in breve, renderanno l’Europa, a tutti gli effetti, ingovernabile?

Helga Zepp


Fonte: http://www.iraq-war.ru
Link: http://www.iraq-war.ru/article/222544
9.10.2010


Con tag Politica

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