Tagli stipendi deputati: un bluff. Al netto cambia poco

Pubblicato il da @bastacasta

castaIeri, sono state prese delle decisioni da parte dell’ufficio di presidenza della Camera ed oggi potrebbero essere confermate dal Senato. Le decisioni riguardano i tagli suglistipendi dei politici. Il nuovo regolamento ha abrogato, sin dal primo giorno di questo nuovo anno, il vitalizio e calcolato la pensione per iparlamentari con il nuovo sistema contributivo. Un sistema, che consentirà un taglio delle indennità di 1.300 euro, questi ultimi, comunque, saranno depositati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi.

Secondo il parere di Renzo Lusetti, che copre il ruolo di segretario di presidenza, tale scelte sono da ritenere sagge ed equilibrate, in scia con quelle che il governo tecnico presieduto da Mario Monti ha richiesto agli italiani. Già ieri, alla Camera, e con molta probabilità oggi al Senato, sarà confermato il rimborso forfettario , ma solamente a metà dei contributi versati dal Parlamento per gli assistentiparlamentari.

L’altra parte sarà giustificata esclusivamente tramite l’uso di fatture. Antonio Mazzocchi, attuale questore della Camera, ha voluto precisare che entro i prossimi 30 giorni, verrà presentata una legge per regolamentare e chiarire meglio la figura del portaborse. Mentre, per quanto concerne i deputati, e ancora in corso uno studio esaminato dall’Ufficio di Presidenza della Camera per capire quale sia lo stipendio più equo, per usare una parola molta in voga negli ultimi tempi, e comparato a quello degli altri colleghi europei.

Secondo i dati resti noti da questo studio, i deputati in Italia, possono avere una indennità al mese di quasi 5.000 euro netti, escluse le diarie giornaliere contro i 5.035 euro dei francesi, dei 5.110,31 euro dei tedeschi e dei 6.200 euro deiparlamentari europei. Tra le varie proposte in esame, anche quella di un tetto per i manager pubblici che non potranno guadagnare più di circa 310mila euro lordi l’anno.

La busta paga degli onorevoli rimarrà praticamente intatta nonostante la decisione dell’ufficio di presidenza della Camera scaturita dopo mesi di polemiche e di annunci con cui si dichiarava di voler riportare le indennità dei parlamentari italiani alle medie europei. A svelare il gioco di prestigio messo in atto dalla Casta per salvare le apparenze ma senza ridursi lo stipendio è il giornalista Franco Bechis:“Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali dei parlamentari -scrive Bechis- che sono scattate dal primo gennaio scorso. Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perchè non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga. Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento.”

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