Saitta: Non tagliamo le Province la casta è nelle banche

Pubblicato il da bastacasta

Saitta: una proposta di legge per ridurre i compensi dei cda

Una proposta di legge per adeguare - leggi: «ridurre» - le indennità dei componenti dei consigli di amministrazione delle banche e le liquidazioni correlate. Il provvedimento, annunciato da un Antonio Saitta insolitamente battagliero, sarà approvato in giunta e poi in Consiglio nel più breve tempo possibile. Obiettivo: girarlo alla Regione, che ha la potestà legislativa, per farlo recepire dall’assemblea di Palazzo Lascaris e trasformarlo in una legge con valenza nazionale.


Perché se si parla di lotta a spese non giustificate, e quindi di tagli, coerenza impone di calare la mannaia dove i numeri sono più significativi: talora paradossali. Oggi la mannaia è sospesa soltanto sul collo delle Province, per nulla intenzionate ad accettare il ruolo di vittime sacrificali e decise a dare battaglia: «In Piemonte riduciamole a quattro, siamo tutti d’accordo, e poi lavoriamo per la Città Metropolitana, che nel cado di Torino corrisponde all’intero territorio provinciale».

La controparte è il governo Monti, ma anche le forze politiche pronte a spendere l’eliminazione di questi enti come una carta da giocarsi nella prossima campagna elettorale. Da qui l’affondo verso le banche: non una rappresaglia, spiega Saitta, «ma un atto di giustizia».

Insomma: è guerra aperta. Ieri, nel giorno in cui l’Unione delle Province Italiane ha annunciato l’interruzione di ogni rapporto con l’esecutivo, il presidente ha incontrato una delegazione dei dipendenti della Provincia riuniti sotto il Consiglio (un altro gruppo è stato ricevuto dal prefetto) invitando i consiglieri di tutti i partiti a fare squadra e lanciando un «j’accuse» durissimo «alle tecnocrazie e alle oligarchie che considerano la politica e il dibattito democratico solo un impedimento».

Parole pesanti, specie se pronunciate da un uomo che della moderazione e del senso delle istituzioni ha fatto le sue parole d’ordine. «Non farò il liquidatore della Provincia - ha esordito in Aula -: dobbiamo costruire una proposta di alto livello o questo ente scomparirà».

Comune a maggioranza e opposizione la consapevolezza che questa volta si è arrivati alla resa dei conti. Crescente l’insofferenza fra i consiglieri, mortificati dall’essere accomunati alla «casta» della politica da quanti - nella stragrande maggioranza dei casi - hanno di questi enti una conoscenza superficiale. Vale in particolare per quelli dell’Italia dei valori, a disagio di fronte alla posizione di Antonio Di Pietro (che della soppressione delle Province ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia): tra i componenti del gruppo, spiega Roberto Cermignani, cresce la tentazione di restituire la tessera. Ma anche nel Pd non si contano i mal di pancia. Ieri lo stesso Bersani si è detto favorevole a trasformare le Province in enti di secondo livello: «Sui modi e sui tempi ci rimettiamo al Governo». Proprio quello che le Province non vogliono.

Tensioni, e contraddizioni, all’interno di un ente deciso a scommettere sull’appoggio della Regione e a trovare una sponda con i Comuni. «Giusto razionalizzare, ma non così - ha ribadito Cota -. Se tagliassero le Province in Piemonte, dovrei rifarle domani». L’aiuto dei sindaci, «protagonisti con noi di un movimento di difesa della democrazia», è stato invocato da Saitta: «Il sistema pubblico non può essere governato dalle oligarchie, magari provenienti dalle banche». Parole condivise dai consiglieri - anche il Pdl (Loiaconi) e la Lega (Borgarello) hanno garantito il loro appoggio - e dai dipendenti dell’ente: come Francesco Nannetti, Ugo De Lotto, Marilena Canitano, Rosanna Fracchiolla e Roberto Parri, che hanno partecipato all’iniziativa organizzata da Cgil, Cisl e Uil. Loro, più di altri, chiedono risposte.

 

ALESSANDRO MONDO link

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