Riforma elettorale: fumo o arrosto?

Pubblicato il da @bastacasta

 

Volenti o no, la prossima settimana i due maggiori partiti dovranno decidere se, e come procedere, con la riforma elettorale. Anche ieri, gli stati maggiori di Pdl e Pd hanno evitato quasi del tutto di trattare la questione. Il sospetto, però, sempre più diffuso negli ambienti berlusconiani, è che il Pd sia orientato a riconfermare il porcellum. Beninteso, si fingerà che si tratti di un forzato ripiego, causato dalla cattiva volontà degli avversari. 

 Il cerino in mano, insomma, dovrebbe restare ad Angelino Alfano, non a Pier Luigi Bersani.  Curiosamente, questa soluzione sarebbe andata bene, sino a qualche settimana addietro, a Silvio Berlusconi. Oggi, invece, il ripudio totale d’intese da parte della Lega, l’indebolimento degli stessi leghisti, l’arretramento consistente del Pdl (annunciato dai sondaggi in ulteriore depotenziamento, specie per l’appoggio al governo, osteggiato dai tre quarti dei simpatizzanti rimasti al partito), fanno pensare al Cav che sarebbe meglio un sistema proporzionale, con correzioni.

Ma l’esito delle comunali ha fatto capire che i due partiti maggiori sono troppo deboli per riuscire a ottenere da soli una forte dotazione di seggi. Di qui, le incertezze in casa berlusconiana e le possibili manovre dei democratici per non cambiare le regole.

Collegata alla riforma elettorale, e anzi pregiudiziale, è però la revisione costituzionale. Qui i tempi sono al lumicino. Tutti dicono che la commissione senatoriale procederà a ritmi serrati, votando tutti gli emendamenti per consentire all’aula di approvare la riforma in giugno, cosicché i deputati potrebbero sistemare la vicenda nell’estate, appena in tempo per le seconde letture.

Tuttavia, se ci si rivolge a un qualsiasi esponente di un qualsiasi partito, si ricevono risposte dilatorie, dubbi, scetticismi, incredulità. La verità è che non esiste un parlamentare soddisfatto di ridurre del 20% le poltrone disponibili. 

DI MARCO BERTONCINI (Italia Oggi)

 

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