Referendum Sardegna 2012, vince l’anti-casta

Pubblicato il da @bastacasta

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I favorevoli ai dieci quesiti referendari sono nettamente in testa, quando lo spoglio è vicino al 30% delle sezioni scrutinate. Nei quattro referendum abrogativi sulle nuove Province sarde, i Sì superano il 97%, mentre in quello consultivo sull'abolizione delle quattro Province storiche i Sì si fermano al 68,57%, i No al 31,42%. Il quesito sulla riscrittura dello Statuto sardo da parte di un'Assemblea Costituente conferma la vittoria netta dei Sì con il 93,99%. Al 96,76% i favorevoli all'elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie e il 97,22% quelli favorevoli all'abrogazione della legge che norma l'ammontare degli emolumenti dei consiglieri regionali. Oltre il 97% anche i Sì all'abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione, mentre sale al 98,33% la percentuale di favorevoli alla riduzione a 50 del numero dei componenti del Consiglio regionale.

"Oltre 500.000 sardi con la partecipazione al referendum hanno detto una cosa sola: in Sardegna c'é bisogno di cambiamento". Lo ha dichiarato il vice presidente del Consiglio regionale Mario Bruno (Pd) che ha lanciato un appello alle forze politiche: "Non perdiamo altro tempo, avanti con coraggio nel fare quanto i cittadini ci chiedono con forza, il cambiamento di una politica statica, costosa e autoreferenziale. Da oggi servono fatti". Secondo Bruno l'invito è rivolto dai sardi "ai partiti, a tutti noi che abbiamo responsabilità politica. Lo dicono soprattutto a chi guida la Regione. Non ci sarebbe stato bisogno dei referendum se chi detiene la maggioranza in Consiglio regionale avesse fatto la propria parte: dare corso alle riforme, proseguire nell'opera di eliminazione degli enti inutili avviata nella scorsa legislatura, ripensare coi fatti un'architettura istituzionale più vicina ai cittadini. Ora la palla passa proprio al presidente Cappellacci che strumentalmente vuole intestarsi una vittoria che è invece indice del fallimento della legislatura che guida". Bruno sostiene che il risultato rappresenta "un monito davvero per tutti noi".

"L'esito referendario è un'intimazione di sfratto alla classe politica sarda di maggioranza, che avrebbe potuto e dovuto fare le riforme antisprechi ed anticasta e non le ha fatte". E' la lettura del risultato dei 10 referendum in Sardegna da parte del leader sardo dell'Italia dei Valori, Federico Palomba. Secondo il deputato ed ex presidente della Regione "l'avviso di sfratto vale ancora di più per il Consiglio regionale: pletorico e costosissimo, non ha fatto le riforme necessarie, facendo spendere un sacco di soldi per un referendum sostitutivo della sua inerzia ed incapacità. Perciò se la maggioranza esalta il risultato referendario fa semplicemente una confessione stragiudiziale di incapacità, il rimedio alla quale sono le dimissioni".
 
Palomba ricorda che gli esponenti dell'Idv "per primi da più di un anno hanno infatti proposto la soppressione di tutte le Province come ente; sempre per primi abbiamo proposto il drastico taglio degli emolumenti ai politici di ogni livello, così come l'eliminazione dei troppi consigli di amministrazione di enti e società partecipate. Attendiamo - conclude il deputato dell'Idv - il Consiglio regionale alla prova dei fatti dell'attuazione delle indicazioni del referendum sui tagli dei propri emolumenti e sulla cancellazione degli enti o almeno dei Cda, disboscando il sistema clientelare".

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