Nel 2012 ci aspettano sacrifici e rigore, per salvarci. Ce la faremo?

Pubblicato il da bastacasta

http://www.google.it/url?source=imglanding&ct=img&q=http://www.planetpapp.com/nss-folder/pictures/Maya%20Vision%20web%20daysign.jpg&sa=X&ei=WKj9TujwC4uk4ATl9MDTAw&ved=0CAsQ8wc&usg=AFQjCNGjRrsil-OOH4ovcfmU4hPs6g6UlANatale è passato, viene capodanno. Usciamo da un 2011 difficile, ci chiediamo come sarà il 2012 che sta per aprirsi. Il 2012 sarà un anno importante nel bene o nel male, ma è probabile che lo sia nel bene. Tutto cambierà. Per una semplice ragione: non può non cambiare. I grandi cambiamenti avvengono nei vicoli ciechi, quando la storia non può più procedere dritta, perché la strada è sbarrata. E a trovarsi in un vicolo cieco, con la strada sbarrata, è l’Italia, è l’Europa, è la Francia, è l’America.

In Italia son venuti al pettine tanti nodi insoluti da decenni: come viene eletto e come funziona il Parlamento, i privilegi della casta, la corruzione in politica, il sistema fiscale, il debito dello Stato, il sistema pensionistico. Ci sta lavorando Mario Monti. Cos’è la rivoluzione che ha pensato, sulla carta l’abbiamo visto. Ci riguarda tutti, padri e figli, ricchi e poveri, statali e privati. Ma un conto è vedere una manovra sulla carta, altro conto sperimentarla nella vita. Nel 2012 la sperimenteremo: vivremo con le nuove tasse e i nuovi tagli. 

Tasse e tagli puntano a costruire un’Italia finalmente europea, in cui ogni famiglia lavorerà per sé e per lo Stato, e lo Stato restituirà in proporzione a quanto può, senza indebitarsi, anzi puntando a ridurre il debito accumulato. Fino a questo momento non siamo europei, abbiamo uno Stato impiantato in maniera tale che è un danno per se stesso e per l’Europa. L’Europa ci guarda male. Ci vede come una pietra al piede. Ci sono Stati europei virtuosi

dove una fetta dell’opinione pubblica si chiede se non sia meglio staccarsi dall’Europa, solo perché nell’E uropa c’è l’Italia. È la nostra vergogna. Da questo momento, la vergogna cessa: abbiamo reimpostato la macchina dello Stato, adesso ci chiede di più e ci dà di meno, ma dovrebbe funzionare. Il problema di questo 2012 è se il popolo sia in grado di sopportare gli enormi sacrifici che gli vengono chiesti. Il 2012 sarà un test per l’Italia.


La lunga crisi ci ha condotti in un vicolo cieco: avevamo bisogno di cambiare la classe governante, ma la costituzione non ci dava gli strumenti per farlo. Infatti, la classe governante è cambiata, ma non ci sono state elezioni. Il governo non è eletto ed è sempre sotto ricatto. Il nostro problema è il rapporto tra governati e governanti, come rimetterlo nelle mani dei governati. Occorre una nuova legge elettorale. È una priorità assoluta. In questa priorità sta anche la battaglia contro la corruzione, perché un potere in grado di autoeleggersi è fatalmente esposto alla corruzione, non è questione di destra o di sinistra. Ma questo governo non può metter mano a una riforma elettorale, non è tra le sue deleghe. Vedo che altri opinionisti su altri giornali tagliano corto: “Dal 2012 è meglio non aspettarsi niente”. 

Non sono d’accordo. Non siamo soli nel mondo, e se il mondo cambia anche noi dovremo cambiare. Il governo Monti è un grande cambiamento, ma ce l’hanno imposto i mercati, l’Europa, il mondo. In Europa e nel mondo si voterà nel 2012, e saranno elezioni importantissime. In Francia, in America, in Russia. In questo passaggio dal 2011 al 2012 le previsioni dicono che in Francia Sarkozy potrebbe perdere, in America potrebbe perdere Obama, in Russia non è chiaro chi occuperà il Cremlino. Francia e Usa sono paesi leader dell’Occidente, e l’Occidente è scontento, non solo dei suoi governanti, ma più in generale del suo sistema. 

C’è qualcosa che non va nel funzionamento delle banche, nel finanziamento degli Stati con le tasse, nell’accantonamento dei prelievi per le pensioni, nella trasmissione del lavoro dai padri ai figli. Nella macchina che si chiama capitalismo, questi sono gli ingranaggi principali. E sono inceppati. Non possiamo dire se nel 2012 saranno sbloccati, ma possiamo dire che si lavorerà lì, cioè nel luogo giusto. Diamo volentieri l’addio al 2011, meglio perderlo che trovarlo. Aspettiamo il 2012 con l’ansia dell’artificiere seduto sulla bomba.

 

di Ferdinando Camon link

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