In Sardegna la “casta” è ancora tramortita dal successo dei referendum

Pubblicato il da @bastacasta

La “casta”, tramortita dal successo dei referendum, si accorge finalmente che la gente è stufa.

Se ne accorgono la “casta” e anche tanti altri che vivono la politica e le istituzioni ma che si erano distratti negli ultimi tempi e per i quali i referendum hanno funzionato da campanello d’allarme. Alcuni hanno con dignità recepito il messaggio e invece di piagnucolare sul destino cinico e baro hanno, con gesto che gli fa onore, rassegnato le dimissioni.

Altri, come il Senatore-Presidente Sanciu, non se ne vogliono dare per inteso e continuano a elaborare astruse teorie per cui la “indispensabile” Provincia della Gallura sarebbe salva grazie a un comma o un codicillo. Noi preferiamo dialogare con quelli che, come Massimo Dadea, hanno capito cosa sta succedendo. E’ vero, la buona politica è la vera risposta all’antipolitica e i confini che noi , come Riformatori e come Referendari, abbiamo tracciato passano proprio lì, tra coloro che sono in grado di fare buona politica e coloro che non ne sono capaci. Noi pensiamo che il confine non è tra destra e sinistra o tra socialisti e liberali, il confine è tra chi ha idee e chi non ne ha, tra chi si occupa di raccattare poltrone e chi di fare cose buone, tra chi pensa che la politica sia sistemare gente alla Asl e chi pensa che si deve costruire un sistema in cui si trovi lavoro senza bisogno di conoscere qualcuno. Dobbiamo e vogliamo mettere insieme la gente di buona volontà che c’è a destra come a sinistra, i problemi di cui parla Dadea sono comuni, non è solo il suo Pd che non riesce mai a decidere nulla senza rischiare di spaccarsi, il discorso vale praticamente per tutti i partiti. Noi siamo ricorsi ai referendum perché non c’è altro modo per smuovere le cose, ma l’accusa è sempre la solita, siete dentro il palazzo, vi chiamate riformatori, e allora riformate. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, abbiamo presentato proposte di legge fortemente innovative in tutti i settori ma il Palazzo sembra incapace di produrre modernità, nulla si muove. Certamente ci sono responsabilità della Giunta e della maggioranza, noi compresi, ma nessun consigliere e nessun partito può chiamarsi fuori come fa, pateticamente, il capogruppo del Pd che piagnucola che loro le riforme la volta scorsa le hanno fatte, la maggioranza è scadente, il Presidente inadeguato e via lamentandosi.Tuttavia il passato è passato, il successo dei referendum ha aperto gli occhi a molti e noi, Riformatori e Referendari, vogliamo guardare al futuro, sia per garantire che nessun sardo che ha votato i referendum sia preso in giro, sia perché la breccia nel muro per il cambiamento sia allargata ogni giorno. Noi siamo pronti a raccogliere la sfida che Dadea sembra volerci lanciare dalle colonne della Nuova e pronti a confrontarci con persone del suo livello morale e politico, ma ci dica prima l’amico Massimo quale Pd vuole rappresentare lui, quello moderno e con idee nuove che vuole far crescere la Sardegna oppure quello stantio e ammuffito che sentiamo in tanti interventi in Consiglio? Il Pd vuole ridisegnare la Sardegna, il “suo interno e il suo esterno”, bene, noi siamo qui , abbiamo idee ed entusiasmo e siamo pronti a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà, a prescindere dai colori politici e dai partiti di appartenenza. A loro, ai Dadea, a quella parte della politica che concorda con noi che così non si può andare avanti, è rivolto il nostro appello per verificare quale pezzo di strada si può fare insieme.

* Consigliere regionale Riformatori
(pezzo pubblicato sulla Nuova Sardegna del 15 maggio 2012)

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