In Sardegna chiudono le fabbriche. Dramma Alcoa.

Pubblicato il da @bastacasta

 

 

«Non ci sono prospettive in questo territorio, per quanto riguarda il sottoscritto. Né per me, né per gli altri. La chiusura dell’Alcoa è un dramma terribile». Fabrizio Uccheddu ha 46 anni e da 23 lavora come operaio a Portovesme, nello stabilimento che la multinazionale statunitense ha annunciato di voler chiudere.

«In cuor mio, non me l’aspettavo», dice. Sono i giorni delle ipotesi, quelli che seguono l’annuncio della chiusura e precedono una risposta sul destino della fabbrica e di chi ci lavora: 501 persone, a cui si sommano quelle impiegate nell’indotto. La chiusura, dice, sarebbe un’emergenza sociale per il Sulcis perché «è morta l’edilizia, è morto l’artigianato, è morto tutto».

Le fabbriche che ora sono chiuse, racconta, avevano un indotto ampio, con artigiani, autisti, commercianti, imprese d’appalto. Ora, dice, sta finendo anche l’ultima risorsa che teneva in piedi il territorio, le pensioni dei nonni impiegati all’Enel o Carbosulcis che aiutavano tutta la famiglia e tamponavano, almeno in casa, il problema della mancanza di occupazione, del lavoro nero e del precariato.

Uccheddu ha una famiglia con due bambini e il mutuo da pagare. Se tutto andrà male forse proverà a raggiungere i parenti che vivono in altre zone d’Italia, «ma le prospettive – dice - non mi sembrano buone nemmeno altrove. Sicuramente tenterò, ma temo di fare un buco nell’acqua».

Parla con orgoglio dei 23 anni passati in fabbrica, prima come operaio semplice e poi specializzato. Racconta dell’impegno e della professionalità prestati «per portare il pane a casa» e dell’umiliazione al pensiero di non poterlo più fare. «Spero che mi diano la possibilità di lavorare ancora nello stabilimento», dice, «perché lo sento mio».

Tesserato Fiom-Cgil, parteciperà allo sciopero di venerdì insieme ai colleghi. «Per preservare l’impianto ci daremo il cambio a turno». La speranza, spiega Uccheddu, è che l’Alcoa continui a vivere perché è l’unica a produrre alluminio primario.

«Due anni fa abbiamo lottato per evitare la chiusura e siamo stati orgogliosi di quella che non era solo la nostra lotta, ma era una lotta per tutti»

di Irene Bonino link

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