Imprenditore suicida, la figlia: «Nessun aiuto, vogliono solo le mie lacrime in tv»

Pubblicato il da @bastacasta

Il padre era creditore di molti enti pubblici che non pagavano
«Clamore e promesse. Ma Stato e istituzioni se ne fregano»

 

Flavia Schiavon (archivio)
di Lorena Levorato

PADOVA - Era un freddo pomeriggio di pioggia. Chiuso nel suo ufficio Giovanni Schiavon si congedava da una vita diventata insopportabile. È passato un mese ma per la figlia Flavia e la moglie Daniela Franchin la vita si è fermata. «Tanto clamore, tanto parlare, tante promesse. Ma ora siamo sole e da sole dobbiamo andare avanti - dice Flavia - Al nostro quotidiano dolore si unisce la tristezza nel sentire che altri imprenditori, dopo mio papà, hanno deciso di farla finita. Le loro sono morti invisibili: restano le ferite nei cuori di chi li ha amati, nelle famiglie, ma lo Stato e le istituzioni se ne fregano, come se la cosa non li riguardasse e come se, in fondo, la colpa di quello che accade sia di chi si uccide. E io sono stanca di andare a piangere in tv».

Immediato il riferimento alla lettera che le due donne hanno inviato al presidente del Consiglio Monti, alla quale non è seguito nemmeno un cenno di riscontro. «Non sappiamo nemmeno se qualcuno l'ha ricevuta o l'ha letta. Non ci aspettiamo chissà quali risposte, ma ci piacerebbe sapere che le nostre parole non sono rimaste lettera morta. Bisogna salvare il Paese, d'accordo, ma sembra che a nessuno importi di sapere che c'è gente che non riesce più nemmeno a fare la spesa per vivere».

Da quando suo padre se n'è andato, Flavia ogni mattina apre la sede dell'EuroStrade 90 in via Andreon a Peraga: «Mi costa fatica e ogni volta che apro la porta mi viene la nausea. Però c'è una marea di carte da sistemare e intanto continuo a ricevere lettere dei clienti che non possono pagare e che chiedono di aspettare e così si accumulano i debiti».

In questo mese, al dolore per la morte del padre, nell'animo di Flavia c'è ancora tanta rabbia «perché questo dolore che papà mi ha lasciato è troppo grande». Schiavon quel pomeriggio potrebbe aver ricevuto qualche telefonata che gli ha fatto perdere ogni speranza di poter continuare. Dal 12 dicembre il suo cellulare è sotto sequestro.

 

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